Walter c'è
- 2 al voto: Perché credo in Walter Giannò

Riporto una nota che Lucia Bonelli, mia amica ed ex collega alla Cos.Med. nel 2003 (società di call-center), ha pubblicato su Facebook.

4 maggio 2012, ci siamo, mancano due giorni alle Elezioni Amministrative. Duemila persone che si accalcano, volti conosciuti che si candidano, “santini” che tapezzano la città…. Cento facce che rubano idee, cento che cantano per dimenticare, cento che ridono senza sapere parlare e poi, fra tutti loro c’è qualcuno che ci crede veramente.

Uno di questi è Walter.

Perché io ci credo?

Perché ha sudato, perché ha sorriso e pianto, perché ha avuto paura, perché si è chiesto perché, perché in un momento in cui tutti intorno a lui facevano un lavoro comune a mille altri lui sapeva di volere fare altro. Perché mentre tutti pensavano che “meglio di niente” lui credeva “nel meglio che deve ancora venire”.

Perché ci credo?

Perché in un tempo confuso in cui si cresce, in cui il passato quasi si mette da parte, il presente si veste finalmente del coraggio di essere vissuto, Walter ha un quid: lui crede nel futuro, o semplicemente crede di volerlo combattere, non in solitaria, ma di concerto con gli altri, con tutti noi, con tutti voi che state leggendo.

Walter è cresciuto condividendo e oggi riesce a darti un microfono virtuale in mano e ti dice “Parla, perché tu ne hai diritto”.

Perché Walter potrebbe arrivare a diventare importante, a potersi permettere grandi giacche e costose cravatte, ma sono sicura che si alzerebbe prima di ogni altro nel cuore della notte con un microfono in mano per dare voce all’ultima delle persone che hanno bisogno di gridara la loro verità.

Dunque, signori e signore, gentili votanti, esseri umani affascinanti da nomi importanti, da spalle coperte da altisonanti partiti, ricordatevi che la dignità è in ogni privato che lavora, in ogni gesto che di giorno in giorno ha costruito qualcosa. E quando andrete all’urna per votare, chiedetevi solo una cosa, una sola e semplice cosa: “Voglio essere un filo di vento in un coro che parla sottovoce, o voglio gridare con orgoglio che io sono dalla parte di chi ha scelto oggi di candidarsi per la mia dignità?”.

Nove anni fa io ho visto Walter seduto ad un tavolo che leggeva un libro in un pausa pranzo e mi ha chiesto: “L’hai mai letto?”.

Io sapevo che quel giovane ragazzo non avrebbe smesso di fare domande, e che avrebbe continuato sempre a cercare la verità.

Oggi ho ritrovato un professionista, moderato e acceso, forte e sensibile, stanco e instancabile, e credo che lui sia la risposta di cui abbiamo bisogno.

Lui è arrivato fin qui, Alcide de Gasperi diceva che Politica vuol dire realizzare, ed anche io, come voi, voglio crederci ancora, ed è per questo che dico: Walter Giannò.

Ed ecco, invece, cos’ha scritto su Facebook l’amica Rosaura Bonfardino:

Io Domenica voterò Walter Giannò non soltanto perchè è un amico e una persona cara, ma soprattutto perché è un ragazzo deciso, con molte idee Sane.

E’ caparbio, ha una grande volontà e voglia di fare e di far cambiare le cose. Lo voto perché prende a cuore tutto ciò che fa, senza sottovalutare nulla.

Perchè non è una persona insensibile, è uno come tanti, ma si distingue allo stesso tempo per la sua capacità di capire e aprirsi ai problemi che attanagliano la società.

Voto Walter perché al Consiglio Comunale abbiamo bisogno di uno come lui, una persona che grazie ai tanti lavori che ha svolto, come blogger e giornalista in primis, ha avuto la possibilità di ascoltare con le proprie orecchie i mali che rendono schiava Palermo e non le permettono di volare ad ali spiegate. E so che si impegnerà, secondo le sue mansioni, affinchè le cose si trasformino davvero.

Hai e avrai il mio sostegno.

- 8 al voto: 10 motivi per votarmi al Consiglio Comunale

Perché dovrei meritarmi il voto come consigliere comunale? Ecco 10 motivi:

  1. Perché ho 31 anni.
  2. Perché non ho mai fatto politica.
  3. Perché so cosa significa cercare disperatamente un lavoro, essere precario, vivere ogni mese controllando che il portafogli non esaurisca presto il suo contenuto (non certo perché mi do alla pazza gioia).
  4. Perché, essendo cultore della partecipazione attiva e diretta, voglio portare al Consiglio Comunale il mio modus vivendi da blogger (interazione, condivisione, confronto). Se dovessi essere eletto, i cittadini saprebbero ‘vita, morte e miracoli’ di ciò che avverrà al Comune. Perché li ‘porterò con me’, utilizzando al meglio gli strumenti che offre internet: Il Social Comune.
  5. Perché faccio parte della lista del Movimento Impresa Palermo, non collegato a nessun partito politico. Perché sostengo la candidatura di Tommaso Dragotto a sindaco della città.
  6. Perché non sopporto l’idea che un giovane non debba avere le opportunità per soddisfare il proprio talento a casa sua. Anziché essere costretto o a fare ciò che passa il convento (perché bisogna sopravvivere) o a lasciare Palermo.
  7. Perché concepisco la politica come l’arte per perseguire il bene comune e non un’opportunità personale per avere uno stipendio certo e gli agganci giusti. Perché ‘fare politica’ è una missione.
  8. Perché sono convinto che siano tantissimi coloro che sono disgustati da come sono andate le cose negli ultimi anni al Comune. Ma sono anche convinto che non andare a votare non serve a nulla, perché così saranno gli altri a scegliere per chi domenica 6 e lunedì 7 maggio se ne starà a casa.
  9. Perché credo che Palermo abbia il diritto di diventare la città protagonista del Mediterraneo. Ma prima deve essere orgogliosa di sé ed avere la consapevolezza di essere la Capitale della Sicilia.
  10. Perché sono uno di voi. Anzi, uno come voi.

E secondo voi? Perché merito di essere votato?

- 10 al voto: L’uomo Comune tra i Titani

A candidarci al consiglio comunale siamo più di 1000. Segno che il voto sarà naturalmente frammentato anche se ci saranno nomi che prenderanno più di 2000 voti ed altri che ne prenderanno meno di 50.

In mezzo a questa folla ci sono anch’io, candidato del Movimento Impresa Palermo, lista indipendente che sostiene Tommaso Dragotto come sindaco della Capitale di Sicilia.

31 anni, blogger, senza alcun passato politico o dirigenziale. Sono, quindi, un ‘outsider’ e non potrebbe essere altrimenti. Perché né ho il denaro sufficiente per permettermi pubblicità dovunque od una campagna elettorale ben radicata sul territorio (ho speso qualche euro solo per gli annunci sponsorizzati su Facebook, mentre i fac-simile sono stati finanziati dal Movimento) né ho un bacino di voto da cui attingere per rendere quantomeno probabile la mia elezione.

Insomma, stando ai più ‘non ho dove andare’ e sto rischiando la ‘figuraccia’. Tuttavia, ho la fierezza di sostenere che chiunque deciderà di scrivere il mio cognome sulla scheda grigia, lo farà o per stima o per conoscenza diretta o indiretta. Non certo perché ho promesso qualcosa, ho fatto favori a qualcuno, sono stato politico o sono a capo di un’azienda, un’associazione o un sindacato.

Fra poco più di due settimane, pertanto, io quantificherò il mio indice di stima, raccogliendo quanto seminato negli ultimi anni come blogger, amico e soprattutto cittadino comune.

Con ciò non sto affatto dicendo di non avere alcuna speranza di un risultato positivo mentre ho la certezza di raccogliere pochi consensi. Altrimenti, non avrei deciso di candidarmi ma avrei continuato a svolgere il mio ruolo di responsabile della comunicazione online del Movimento Impresa Palermo, per conto di Tommaso Dragotto.

Ma ho deciso di farlo perché è stato il gesto dell’uomo comune che vorrebbe diventare un uomo per il Comune (e non ‘del’). L’uomo comune che è stanco di essere rappresentato dagli uomini soliti perché questi non hanno perseguito il bene di tutti bensì l’interesse privato e di parte; l’uomo comune che non si fa più illudere dalle promesse utopiche ma che pretende concretezza e la realizzazione delle cose semplici che servono per far tornare normale Palermo; l’uomo comune che non si vuole fare più prendere in giro.

Tuttavia, in quanto uomo comune, non sono che un comune mortale che ha deciso di guerreggiare con bastoni di legno nello stesso scenario dove stanno combattendo i Titani.

Ne sono consapevole. E sarei stato solo un millantatore se avessi detto sin dall’inizio di quest’avventura: “Sarò tra i protagonisti dello spoglio”.

Però, faccio parte del ‘gioco’ e ho dalla mia parte l’audacia e l’impulsività della giovane età ma al contempo la conoscenza da cronista degli inciuci dei politici nostrani e la rabbia di chi ha dovuto fare i conti per troppo tempo con il precariato e la disoccupazione, con lo stipendio che non basta per arrivare a fine mese, con le speranze disilluse e col talento calpestato dall’impossibilità di dargli respiro.

Ma in questo ‘gioco’, troppo importante per Palermo, non ho alcuna possibilità di arrecare disturbo ai più forti se non ci sarà il sostegno di chi crede in me.

Come si vota domenica 6 e lunedì 7 maggio. Scheda grigia: sindaco più consigliere comunale. E naturalmente ‘Giannò’ al posto di ‘Mario Rossi’…

Come si vota domenica 6 e lunedì 7 maggio. Scheda grigia: sindaco più consigliere comunale. E naturalmente ‘Giannò’ al posto di ‘Mario Rossi’

Lunedì 16 aprile, presso il Comitato Elettorale del Movimento Impresa Palermo (via Libertà 13/a), Tommaso Dragotto ha incontrato i sostenitori di Walter Giannò (candidato al consiglio comunale) e dei candidati alle Circoscrizioni Maurizio Ingraffia (II), Luigi Conigliaro e Ignazio Mulé (V), Marco Giuliano (VI), Domenico Messina (VII), Benedetto Brando e Giovanni Ferrante (VIII).

Lunedì 16 aprile 2012. Comitato Elettorale di Impresa Palermo. Intervista di Anna Cane. Editing di Cristiano Baio.

- 53 giorni al voto: Un voto di rottura per punire i partiti

La gente è stanca dei politici”. Questo si percepisce, andando qua e là per la città, ascoltando gli umori dei palermitani, navigando su internet. Si tratta di un processo emotivo che non è certo cominciato adesso ma che avrà ‘la prova del nove’ domenica 6 e lunedì 7 maggio.

Cioè, se fosse coerente il pensiero diffuso tra gli elettori, i palermitani non dovrebbero votare i politici tout court, bensì chi si propone come un elemento di rottura col sistema partitico.

Sia il centrodestra che il centrosinistra colgono questo malumore e stanno proponendo volti giovani che si contenderanno la carica di primo cittadino: Massimo Costa, Fabrizio Ferrandelli e Alessandro Aricò, in primis.

Senza dubbio tre ‘facce nuove’, anagraficamente parlando. Ma pur sempre candidati di quei partiti che hanno generato e continuano a generare insoddisfazione e inquietudine tra i cittadini.

Tuttavia, con la mossa del ‘volto fresco’, apparentemente incontaminato dai giochi di Palazzo, centrodestra e centrosinistra stanno tentando di bypassare il rapporto corroso tra i partiti e l’elettorato.

Ciò si può notare, ad esempio, nell’ambito della comunicazione. Sia i ‘cartelloni’ di Fabrizio Ferrandelli che di Massimo Costa sono privi dei simboli partitici (in attesa di avvistare quelli di Aricò). Insomma, meglio allontanare il più possibile l’idea che i giovani candidati siano, in realtà, espressioni dei ‘vecchi’.

Ma nella ‘contesa’ c’è anche Tommaso Dragotto, fondatore del Movimento Impresa Palermo, che si sta presentando da solo, fiero della propria indipendenza dalla destra, dal centro e dalla sinistra.

Dragotto non è un politico: non gioca con le parole, non costruisce ‘castelli di sabbia’ con le promesse e non strizza l’occhio a tutti.

Dragotto è un pragmatico ed ha alle sue spalle una storia imprenditoriale lunga 50 anni e stracolma di successi; pensa che la città abbia bisogno di un amministratore capace ed esperto che possa risollevarne le sorti. E per far ciò occorrono fatti e non parole. Progetti e non promesse.

Ed il Movimento Impresa Palermo, di cui sono esponente e candidato al consiglio comunale, non è che manifestazione di questa necessità, dentro a cui stanno convergendo non ‘professionisti’ della politica, bensì ‘professionisti’ della vita quotidiana.

Ora, se i palermitani dessero concretezza alla propria rabbia verso gli attuali attori politici, dovrebbero sostenere le realtà che stanno al di là dell’attuale sistema. Insomma, dovrebbero scegliere chi si pone oltre i partiti non solo perché credono che la città abbia bisogno di un percorso progettuale e di un’amministrazione rigida e lineare, ma anche (e soprattutto) perché così punirebbero coloro che hanno portato allo sfascio Palermo.

Cioè, domenica 6 e lunedì 7 maggio il palermitano che ogni giorno manifesta stanchezza e rabbia nei confronti della ‘vecchia politica’, non dovrebbe scegliere Tommaso Dragotto ed il Movimento Impresa Palermo soltanto perché credono in Tommaso Dragotto e nel Movimento Impresa Palermo, ma perché hanno la possibilità di dare una durissima lezione ai partiti, non facendosi ingannare dagli sguardi sorridenti dei giovani candidati, in quanto dietro ad ogni loro sorriso ci sono i simboli nel quale si nascondono i politici che hanno reso invivibile la nostra città.

Walter Giannò - Candidato al Consiglio Comunale - Lista Impresa Palermo - Tommaso Dragotto Sindaco

- 69 giorni al voto: Il turista, risorsa da valorizzare

Balarm, la bella ed immensa città; il massimo e splendido soggiorno; la più vasta ed eccelsa metropoli del mondo; quella che a narrarne i vanti non si finirebbe mai; la città ornata di tante eleganze; la sede dei re moderni e negli antichi tempi”.

Così l’arabo Edrisi descrisse Palermo poco più di 900 anni fa. Parole che emozionano e che non sono state naturalmente le sole, perché la nostra città, nel corso dei secoli, è stata visitata da tanti illustri scienziati e scrittori che l’hanno raccontata allo stesso modo del geografo che visse alla corte di Ruggero II. Volete altri due esempi celebri? Guy de Maupassant e Johann Wolfgang von Goethe. Autori immortali che avevano una cosa in comune: erano turisti.

Ed è proprio il turismo il protagonista di questo post, perché è il settore da cui può cominciare la svolta economica necessaria alla nostra città, avendone le potenzialità: ha dalla sua parte il paesaggio (è circondata dal mare e dalla montagna), la storia, la cultura, la cucina e il folklore.

Il turismo, pertanto, deve essere considerato una risorsa fondamentale per lo sviluppo di Palermo, perché in sé convergono diversi settori economici.

Chi visita la città, infatti, ha necessità di una stanza in cui dormire, di mangiare, di visitare musei e altri luoghi d’interesse culturale, di muoversi in città in maniera efficiente e capillare, di divertirsi la sera e di altro ancora.

Tuttavia, a Palermo, il turista è spesso lasciato solo: mancano i circuiti, sportelli sempre operativi e ben formati, una movida degna di questo nome, un servizio di trasporto pubblico regolare e chi più ne ha, più ne metta.

Io stesso sono stato protagonista dell’inefficienza dell’informazione turistica. Era il luglio dello scorso anno, e al Politeama c’era il gazebo del Movimento Impresa Palermo. Nelle ore più roventi della giornata, nei pressi della struttura vagavano alcuni turisti, con la mappa in mano, alla ricerca di qualcuno che li potesse aiutare a scovare i luoghi descritti dalle guide. E si trovavano lì perché la cartina gli diceva che c’era uno sportello per ricevere ragguagli. In realtà, se non avessero beccato me e gli altri ragazzi del Movimento, avrebbero vagato senza meta alla ricerca di un luogo che si trovava distante molti chilometri: le catacombe dei Cappuccini.

Questo è solo un semplicissimo esempio per dimostrare che a Palermo manca una vera politica del turismo.

Innanzitutto, non c’è una tessera che permette al turista di avere sconti sulle offerte culturali della città (musei, mostre, luoghi d’interesse storico - archeologico); su negozi, ristoranti, pizzerie, pub, cinema e teatro; di usufruire dei trasporti pubblici (Autobus, Metropolitana e Tram) senza dover pagare ogni volta il biglietto. 

In estrema sintesi, gli scopi della tessera sarebbero: far risparmiare il turista, facilitargli l’organizzazione della visita in città e creare una rete di attività commerciali, realizzando un’apposita partnership col Comune. Il tutto documentato in una guida allegata alla tessera, naturalmente tradotta nelle lingue più diffuse (inglese, francese, tedesco, spagnolo e giapponese).

In più, il turista che possiede la carta potrebbe usufruire di alcuni vantaggi, quali la possibilità di non fare la fila per entrare nei musei, perché avrebbe una corsia preferenziale.

Questo servizio da un lato agevolerebbe di gran lunga la permanenza del turista in città e dall’altro assicurerebbe al Comune un’ulteriore entrata, perché naturalmente la tessera avrebbe un costo, in relazione al periodo di utilizzo.

Si tratterebbe di un ‘semplice’ strumento che andrebbe inserito in una nuova politica del turismo che avrebbe lo scopo significativo di promuovere e valorizzare le tante bellezze della nostra città.

Walter Giannò - Candidato al Consiglio Comunale - Movimento Impresa Palermo - Tommaso Dragotto Sindaco

- 70 giorni al voto: Basta con le auto in doppia fila e più vigili sulle strade

La terza e più terribile piaga che veramente infama la Sicilia e in particolare Palermo agli occhi del mondo è il traffico. Piaga tentacolare che mette famiglia contro famiglia”. Questa è una delle celebri verità di ‘Johnny Stecchino’. Inconfutabile.

Ed uno dei motivi per cui spesso si scatena il traffico è il parcheggio in ‘seconda fila’ che, stando al codice della strada, è illegale. L’art. 158, infatti, è chiaro: “La sosta di un veicolo è vietata in seconda fila, salvo che si tratti di veicoli a due ruote, due ciclomotori a due ruote o due motocicli”. Prevista anche la sanzione: “tra i 38 e i 155 euro” con possibilità di blocco o rimozione del veicolo.

Lasciare l’auto in seconda fila, infatti, genera due conseguenze: · Impedisce ai veicoli della fila ‘legale’ di uscire dal proprio parcheggio. · Crea intralcio perché il veicolo in doppia fila occupa una parte della strada destinata ad altro uso.

Eppure, a Palermo, in molte zone, è una consuetudine. Un esempio: in corso Finocchiaro Aprile (altrimenti noto come corso Olivuzza), nel quartiere Zisa, non c’è giorno in cui non ci sono auto posteggiate in seconda fila che irrimediabilmente rallentano il traffico e sovente lo congestionano, creando ingorghi. Perché avviene che la ‘doppia fila’ è replicata, sia a sinistra che a destra della strada, accorciando così la corsia centrale, che è frequentata non solo dalle auto e dai ciclomotori ma anche da tre linee di autobus (122, 124 e 110).

Ora, questa pratica sarebbe facilmente soffocabile con il rigore, sanzionandola a dovere. Basterebbe che la polizia municipale intervenisse almeno una volta al dì, negli orari di punta, con taccuino e penna alla mano, per multare gli automobilisti indisciplinati, attivando così il meccanismo della ‘deterrenza’. Ma ciò, ahinoi, non avviene.

Corso Finocchiaro Aprile è soltanto una delle tante strade in cui il fenomeno del posteggio in doppia fila è all’ordine del giorno. E sono convinto che se si educasse l’automobilista palermitano al rispetto della legge con la certezza dell’applicazione della sanzione, in molte zone si potrebbe ridurre l’intensità del traffico e permettere un regolare deflusso veicolare.

Naturalmente, per raggiungere questo scopo, è essenziale l’apporto della polizia municipale, il cui organico deve essere rimpinguato. Infatti, su 1500 vigili urbani in servizio, solo 300 si occupano concretamente di viabilità e traffico. Un numero senza dubbio non sufficiente a garantire il controllo del territorio metropolitano.

È necessario pertanto che ci sia nelle strade una maggiore presenza di ‘caschi bianchi’ in modo tale da assicurare ai cittadini non solo una viabilità degna della quinta città più popolata d’Italia, ma anche legalità e sicurezza. Insomma, più vivibilità.

Foto: www.mobilitapalermo.org