Walter c'è
Ai 106 voti di stima e fiducia: non mi arrendo

Centosei. Questo il numero delle volte in cui è stato scritto il mio cognome sulla scheda grigia. In virtù di ciò, sono stato l’ottavo della lista del Movimento Impresa Palermo

Se letto superficialmente, questo risultato potrebbe sembrare ridicolo. In realtà, analizzandolo politicamente, il consenso attorno al mio nome ha un perché. 

Innanzitutto, io non ho promosso la mia candidatura al consiglio comunale con una campagna elettorale ‘tradizionale’. In città non c’è stato nessun cartellone con la mia faccia, in televisione e in radio nessuno spot elettorale. 

In più, curando 24 ore su 24 la comunicazione online di Tommaso Dragotto, - perché è questo il mio lavoro (e sono felice di avercene uno) -  non sono stato tra la gente, non ho stretto centinaia di mani; inoltre, non avendo mai fatto politica, non avendo mai occupato alcuna posizione dirigenziale, non avevo nulla da promettere (e non l’avrei fatto a prescindere perché credo fermamente nella politica ‘comune’).

Le uniche mie ‘uscite’ sono state: la presentazione ufficiale della mia candidatura il 6 marzo al Torquemada (insieme all’amico Ignazio Mulé, che si è presentato alla V Circoscrizione); il mini-convegno sul rapporto tra il Comune e i Social Network; l’incontro per presentare i candidati alla circoscrizione che mi hanno sostenuto al Comitato Elettorale di via Libertà.

Per tutto questo, ci tengo a precisare, non ho sborsato neanche un centesimo, perché l'unico finanziatore è stato Dragotto.

Ho anche partecipato come ospite (per chiudere il cerchio degli eventi pubblici) a due trasmissioni televisive: alla ‘Tana del Lupo' di Francesco Panasci e a ‘Centrocampo' di Giusy Randazzo.

Ciò per affermare che coloro che mi hanno votato non l’hanno fatto per ricevere in cambio chissà cosa, non l’hanno fatto per tentare di avere al Consiglio Comunale un conoscente, ma perché hanno voluto così dimostrarmi stima e fiducia.

Ed io non solo li ringrazio vivamente e pubblicamente ma assicuro che il loro voto non è stato affatto perso perché ho deciso di non arrendermi, fomentato sempre dalla passione civica e dalla volontà di alzare la voce e di permettere soprattutto che gli altri facciano lo stesso.

- 8 al voto: 10 motivi per votarmi al Consiglio Comunale

Perché dovrei meritarmi il voto come consigliere comunale? Ecco 10 motivi:

  1. Perché ho 31 anni.
  2. Perché non ho mai fatto politica.
  3. Perché so cosa significa cercare disperatamente un lavoro, essere precario, vivere ogni mese controllando che il portafogli non esaurisca presto il suo contenuto (non certo perché mi do alla pazza gioia).
  4. Perché, essendo cultore della partecipazione attiva e diretta, voglio portare al Consiglio Comunale il mio modus vivendi da blogger (interazione, condivisione, confronto). Se dovessi essere eletto, i cittadini saprebbero ‘vita, morte e miracoli’ di ciò che avverrà al Comune. Perché li ‘porterò con me’, utilizzando al meglio gli strumenti che offre internet: Il Social Comune.
  5. Perché faccio parte della lista del Movimento Impresa Palermo, non collegato a nessun partito politico. Perché sostengo la candidatura di Tommaso Dragotto a sindaco della città.
  6. Perché non sopporto l’idea che un giovane non debba avere le opportunità per soddisfare il proprio talento a casa sua. Anziché essere costretto o a fare ciò che passa il convento (perché bisogna sopravvivere) o a lasciare Palermo.
  7. Perché concepisco la politica come l’arte per perseguire il bene comune e non un’opportunità personale per avere uno stipendio certo e gli agganci giusti. Perché ‘fare politica’ è una missione.
  8. Perché sono convinto che siano tantissimi coloro che sono disgustati da come sono andate le cose negli ultimi anni al Comune. Ma sono anche convinto che non andare a votare non serve a nulla, perché così saranno gli altri a scegliere per chi domenica 6 e lunedì 7 maggio se ne starà a casa.
  9. Perché credo che Palermo abbia il diritto di diventare la città protagonista del Mediterraneo. Ma prima deve essere orgogliosa di sé ed avere la consapevolezza di essere la Capitale della Sicilia.
  10. Perché sono uno di voi. Anzi, uno come voi.

E secondo voi? Perché merito di essere votato?

- 10 al voto: L’uomo Comune tra i Titani

A candidarci al consiglio comunale siamo più di 1000. Segno che il voto sarà naturalmente frammentato anche se ci saranno nomi che prenderanno più di 2000 voti ed altri che ne prenderanno meno di 50.

In mezzo a questa folla ci sono anch’io, candidato del Movimento Impresa Palermo, lista indipendente che sostiene Tommaso Dragotto come sindaco della Capitale di Sicilia.

31 anni, blogger, senza alcun passato politico o dirigenziale. Sono, quindi, un ‘outsider’ e non potrebbe essere altrimenti. Perché né ho il denaro sufficiente per permettermi pubblicità dovunque od una campagna elettorale ben radicata sul territorio (ho speso qualche euro solo per gli annunci sponsorizzati su Facebook, mentre i fac-simile sono stati finanziati dal Movimento) né ho un bacino di voto da cui attingere per rendere quantomeno probabile la mia elezione.

Insomma, stando ai più ‘non ho dove andare’ e sto rischiando la ‘figuraccia’. Tuttavia, ho la fierezza di sostenere che chiunque deciderà di scrivere il mio cognome sulla scheda grigia, lo farà o per stima o per conoscenza diretta o indiretta. Non certo perché ho promesso qualcosa, ho fatto favori a qualcuno, sono stato politico o sono a capo di un’azienda, un’associazione o un sindacato.

Fra poco più di due settimane, pertanto, io quantificherò il mio indice di stima, raccogliendo quanto seminato negli ultimi anni come blogger, amico e soprattutto cittadino comune.

Con ciò non sto affatto dicendo di non avere alcuna speranza di un risultato positivo mentre ho la certezza di raccogliere pochi consensi. Altrimenti, non avrei deciso di candidarmi ma avrei continuato a svolgere il mio ruolo di responsabile della comunicazione online del Movimento Impresa Palermo, per conto di Tommaso Dragotto.

Ma ho deciso di farlo perché è stato il gesto dell’uomo comune che vorrebbe diventare un uomo per il Comune (e non ‘del’). L’uomo comune che è stanco di essere rappresentato dagli uomini soliti perché questi non hanno perseguito il bene di tutti bensì l’interesse privato e di parte; l’uomo comune che non si fa più illudere dalle promesse utopiche ma che pretende concretezza e la realizzazione delle cose semplici che servono per far tornare normale Palermo; l’uomo comune che non si vuole fare più prendere in giro.

Tuttavia, in quanto uomo comune, non sono che un comune mortale che ha deciso di guerreggiare con bastoni di legno nello stesso scenario dove stanno combattendo i Titani.

Ne sono consapevole. E sarei stato solo un millantatore se avessi detto sin dall’inizio di quest’avventura: “Sarò tra i protagonisti dello spoglio”.

Però, faccio parte del ‘gioco’ e ho dalla mia parte l’audacia e l’impulsività della giovane età ma al contempo la conoscenza da cronista degli inciuci dei politici nostrani e la rabbia di chi ha dovuto fare i conti per troppo tempo con il precariato e la disoccupazione, con lo stipendio che non basta per arrivare a fine mese, con le speranze disilluse e col talento calpestato dall’impossibilità di dargli respiro.

Ma in questo ‘gioco’, troppo importante per Palermo, non ho alcuna possibilità di arrecare disturbo ai più forti se non ci sarà il sostegno di chi crede in me.

Al Teatro Zappalà ‘La Notte degli Oscar’

Stasera, al Teatro Zappalà (via Autonomia Siciliana), alle 21, il musical ‘La Notte degli Oscar’. Si tratta di un evento organizzato dal Movimento Impresa Palermo per presentare gli assessori di Tommaso Dragotto, i candidati al consiglio comunale e alle circoscrizioni e i partner del Movimento.

Il comunicato stampa è presente qui (con tanto d’invito da scaricare in pdf). Io, naturalmente, ci sarò e mi godrò lo spettacolo, ideato e diretto da Giuseppe Di Maria, anche lui, come me, candidato al consiglio comunale.

E voi… siete tutti invitati. Vi aspetto!

Come si vota domenica 6 e lunedì 7 maggio.
Scheda grigia: sindaco più consigliere comunale.
Ecco come votarmi… 

Come si vota domenica 6 e lunedì 7 maggio.

Scheda grigia: sindaco più consigliere comunale.

Ecco come votarmi… 

Lunedì 16 aprile, presso il Comitato Elettorale del Movimento Impresa Palermo (via Libertà 13/a), Tommaso Dragotto ha incontrato i sostenitori di Walter Giannò (candidato al consiglio comunale) e dei candidati alle Circoscrizioni Maurizio Ingraffia (II), Luigi Conigliaro e Ignazio Mulé (V), Marco Giuliano (VI), Domenico Messina (VII), Benedetto Brando e Giovanni Ferrante (VIII).

Lunedì 16 aprile 2012. Comitato Elettorale di Impresa Palermo. Intervista di Anna Cane. Editing di Cristiano Baio.

- 53 giorni al voto: Un voto di rottura per punire i partiti

La gente è stanca dei politici”. Questo si percepisce, andando qua e là per la città, ascoltando gli umori dei palermitani, navigando su internet. Si tratta di un processo emotivo che non è certo cominciato adesso ma che avrà ‘la prova del nove’ domenica 6 e lunedì 7 maggio.

Cioè, se fosse coerente il pensiero diffuso tra gli elettori, i palermitani non dovrebbero votare i politici tout court, bensì chi si propone come un elemento di rottura col sistema partitico.

Sia il centrodestra che il centrosinistra colgono questo malumore e stanno proponendo volti giovani che si contenderanno la carica di primo cittadino: Massimo Costa, Fabrizio Ferrandelli e Alessandro Aricò, in primis.

Senza dubbio tre ‘facce nuove’, anagraficamente parlando. Ma pur sempre candidati di quei partiti che hanno generato e continuano a generare insoddisfazione e inquietudine tra i cittadini.

Tuttavia, con la mossa del ‘volto fresco’, apparentemente incontaminato dai giochi di Palazzo, centrodestra e centrosinistra stanno tentando di bypassare il rapporto corroso tra i partiti e l’elettorato.

Ciò si può notare, ad esempio, nell’ambito della comunicazione. Sia i ‘cartelloni’ di Fabrizio Ferrandelli che di Massimo Costa sono privi dei simboli partitici (in attesa di avvistare quelli di Aricò). Insomma, meglio allontanare il più possibile l’idea che i giovani candidati siano, in realtà, espressioni dei ‘vecchi’.

Ma nella ‘contesa’ c’è anche Tommaso Dragotto, fondatore del Movimento Impresa Palermo, che si sta presentando da solo, fiero della propria indipendenza dalla destra, dal centro e dalla sinistra.

Dragotto non è un politico: non gioca con le parole, non costruisce ‘castelli di sabbia’ con le promesse e non strizza l’occhio a tutti.

Dragotto è un pragmatico ed ha alle sue spalle una storia imprenditoriale lunga 50 anni e stracolma di successi; pensa che la città abbia bisogno di un amministratore capace ed esperto che possa risollevarne le sorti. E per far ciò occorrono fatti e non parole. Progetti e non promesse.

Ed il Movimento Impresa Palermo, di cui sono esponente e candidato al consiglio comunale, non è che manifestazione di questa necessità, dentro a cui stanno convergendo non ‘professionisti’ della politica, bensì ‘professionisti’ della vita quotidiana.

Ora, se i palermitani dessero concretezza alla propria rabbia verso gli attuali attori politici, dovrebbero sostenere le realtà che stanno al di là dell’attuale sistema. Insomma, dovrebbero scegliere chi si pone oltre i partiti non solo perché credono che la città abbia bisogno di un percorso progettuale e di un’amministrazione rigida e lineare, ma anche (e soprattutto) perché così punirebbero coloro che hanno portato allo sfascio Palermo.

Cioè, domenica 6 e lunedì 7 maggio il palermitano che ogni giorno manifesta stanchezza e rabbia nei confronti della ‘vecchia politica’, non dovrebbe scegliere Tommaso Dragotto ed il Movimento Impresa Palermo soltanto perché credono in Tommaso Dragotto e nel Movimento Impresa Palermo, ma perché hanno la possibilità di dare una durissima lezione ai partiti, non facendosi ingannare dagli sguardi sorridenti dei giovani candidati, in quanto dietro ad ogni loro sorriso ci sono i simboli nel quale si nascondono i politici che hanno reso invivibile la nostra città.

Walter Giannò - Candidato al Consiglio Comunale - Lista Impresa Palermo - Tommaso Dragotto Sindaco

Martedì 6 marzo, al Torquemada di via Pignatelli d’Aragona, c’è stata la serata di presentazione della candidatura al consiglio comunale di Walter Giannò e di Ignazio Mulé alla V Circoscrizione, a cui hanno partecipato più di 100 persone.

Presente naturalmente anche Tommaso Dragotto, fondatore del Movimento Impresa Palermo e candidato come sindaco del capoluogo siciliano.

- 60 giorni al voto: Quello che non sopporto di Palermo

Ieri sera, martedì 6 marzo, al Torquemada di via Pignatelli d’Aragona, c’è stata la serata di presentazione della mia candidatura al consiglio comunale, a cui hanno partecipato più di 100 persone. Con me anche Ignazio Mulé, candidato alla V Circoscrizione, e Tommaso Dragotto, fondatore del Movimento Impresa Palermo e candidato come sindaco del capoluogo siciliano.

Ecco il testo del discorso che ho pronunciato (parola più, parola meno):

Domenica 6 e lunedì 7 maggio non sarò che uno tra i tantissimi candidati al Consiglio Comunale che si contenderà un posto a Sala Delle Lapidi.


Ed ho deciso di affrontare quest’avventura, cogliendo al volo l’opportunità che mi ha concesso Tommaso Dragotto ed il Movimento Impresa Palermo, perché finalmente potrei avere la facoltà di esternare non solo tutte quelle che cose che non sopporto ma anche e soprattutto di proporre e al contempo di sostenere concretamente tutte le soluzioni per risolverle.

E sono tante le cose che non sopporto… Eccone qualcuno, così come mi vengono in mente…

Non sopporto, ad esempio, le auto in doppia fila in corso Olivuzza. Che non permettono al traffico di scorrere liberamente, agli autobus di arrivare puntuali alle fermate, agli automobilisti (che, invece, posteggiano regolarmente - anzi legalmente), di uscire dal parcheggio.

E non sopporto, di conseguenza, vedere ogni mattina i vigili urbani che se ne stanno davanti al Palazzo di Giustizia, che mettono mano al fischietto o alla paletta solo quando un’auto deve entrare dentro allo spiazzale del Tribunale, mentre, non dico tutti, ma almeno uno di loro non si fa una ‘passeggiata’ a pochi metri di distanza per controllare la situazione e magari multare gli automobilisti che lasciano la propria macchina in seconda fila.

E non sopporto, a proposito di polizia municipale, il fatto che su 1500 vigili urbani in servizio, solo 300 si occupano concretamente di viabilità e traffico. E non sopporto anche che il comandante dei vigili urbani sia eletto dalla politica e non nominato dopo un regolare concorso pubblico.

E non sopporto, visto che parliamo di strade, il posteggiatore abusivo. Sì, proprio quello che ci chiede l’euro (o di più). per lasciare la nostra macchina in centro, la sera, dopo che scatta l’ora in cui la zona blu non si deve pagare.

Non lo sopporto assolutamente questo pizzo (perché è un’estorsione vera e propria), che paghiamo non perché l’uomo ci ‘guarderà’ la macchina ma per evitare di trovare una sorpesa al nostro ritorno. Non lo sopporto perché dietro ai posteggiatori abusivi ci sta la mafia, perché è chiaro che uno di quelli non sceglie volontariamente il luogo in cui esercitare la propria professione illecita ma è uno spazio ‘liberamente’ concesso da altri.

E non sopporto, a questo punto, i blitz che si fanno, una volta ogni tanto, per denunciare qualche posteggiatore abusivo, guarda caso soprattutto extracomunitario, mentre nessun poliziotto è andato la domenica pomeriggio, prima della partita, nel parcheggio in fondo viale Alcide dei Gasperi dove un tizio chiede 3 euro per lasciare l’auto e ti dice pure, se fai la faccia tosta,: “Cucì, sono qui da 20 anni e con me nessuno si è mai lamentato”.

Restando sempre in strada, ma salendo sull’autobus, non sopporto ogni mattina i 101 stracolmi di gente alle 7 del mattino, dove si sta come le sardine: gente che sbraita, piedi calpestati, gomitate, odori condensati… Eppure, l’Amat lo sa… ed il biglietto è quasi il più caro di Italia: ci batte solo Genova… E non sopporto, poi, la discriminazione centro/periferia. Perché, se sono a Falsomiele e devo andare alla stazione, devo aspettare 45 minuti prima di salire sull’autobus? Sono forse figlio di un Dio minore?

Non sopporto, a proposito di tempo speso nelle fermate, che a Palermo non si possa prendere l’esempio di un’altra città… Non del Nord, della Svizzera o della Germania. Ma del Sud. Di Napoli!


Sì, lì non solo hanno il pannello che indica il tempo di attesa prima che arrivi un’autobus (anche se a Palermo, se non sistemiamo l’Amat, corriamo il rischio di trovarci scritto: “Lasciate ogni speranza, o voi che aspettate”), ma anche l’emettritrice automatica di biglietti alle fermate!

Caspita, quante cose non sopporto…

Ad esempio, non sopporto che a Palermo ci sono le corse clandestine di cavalli e la Prefettura, magari cogliendo l’insegnamento del cardinale Ruffini, dice che non esistono… Eppure le stalle ci sono! E le sgambature dei cavalli avvengono sotto ai nostri occhi! Calessi guidati da minorenni (è inutile che vi spieghi il perché…) che così fanno allenare i cavalli per strada prima delle corse organizzate… da chi? (è inutile anche in questo caso che vi dica chi ci stia detro)…. E, a proposito di animali, non sopporto che i canili palermitani sono dei lager e che non ci sia un cimitero degli animali. 

Non sopporto poi tant’altro…

Ad esempio, il palermitano che non rispetta la storia. Salvatore che scrive di amare Maria sul Palchetto della Musica, sulla Statua di Ruggero Settimo, sui busti di marmo di Villa Giulia. No, non lo sopporto. Perché non una lettera? Ma non sopporto neanche il fatto che, nonostante ciò avvenga, chi di competenza non si imbroncia e non punisce il ragazzino e non si adoperi per ripulire quei monumenti che i turisti vengono a vedere perché se li ritrovano nelle loro guide… Cos’é? Rispetto per la letteratura di strada?

A proposito di turismo….

Non sopporto che una città meravigliosa di Palermo, su cui fior di scrittori hanno scritto parole da brividi: Guy De Maupassant e John Wolfgang von Goethe, per dirne due, non si faccia bella per i turisti. E’ incomprensibile! Eppure, visto che nella nostra città le cose belle e interessanti non ci mancano, potremmo camparci col turismo!

Pensateci bene. Che fa il turista? Dorme, mangia, visita i musei, visita gli altri luoghi d’interesse culturale, si muove in città, si diverte la sera ed altro ancora. Caspita, praticamente dà soldi agli alberghi, ai ristoranti e alle pizzerie, alla cultura, ai mezzi pubblici, ai pub… Eppure, il turista è lasciato solo. Anzi, dà pure fastidio quando ci chiede un’indicazione per strada. Magari al Politeama, dove la famosa cartina gli dice che c’è uno sportello per il turismo, e chiede al passante: “Excuse me, where is Rosalia Lombardo?”.

E ci sono tante altre cose che non sopporto, che non sopporta neanche Tommaso Dragotto…

Ma ce n’è una che non sopporto più di tante altre cose… Che domenica 6 maggio e lunedì 7 maggio c’è chi si farà votare dicendo che bisogna riamare Palermo, ricostruirla, farla riemergere dalle macerie, ecc… pur avendo partecipato alla distruzione! Vestendosi di nuovo! Questo non solo non lo sopporto… ma mi fa proprio inc…..